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Cos’è una valutazione psicodiagnostica

La psicodiagnosi (o diagnosi psicologica) è il percorso che permette di dare un nome alle cose: capire davvero cosa sta succedendo dentro di noi, perché proviamo certi sintomi o viviamo certe difficoltà, e quali risorse abbiamo per affrontarle.

Avere una diagnosi chiara non significa “etichettarsi”, ma acquisire strumenti e consapevolezza: è il primo passo per orientare in modo efficace un percorso di psicoterapia, oppure per valutare l’opportunità di una presa in carico psichiatrica o farmacologica.

In questa pagina parleremo di diagnosi psicologica in generale. Per informazioni sulle valutazioni diagnostiche di neurodivergenza, clicca qui:

ADHD adulti

Autismo adulti

DSA

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    La diagnosi psicologica non è mai un fine, ma un mezzo: serve a illuminare la strada che conduce alla comprensione e al cambiamento.

    — Theodore Millon, “Personality Disorders in Modern Life” (2004)

    A cosa serve una diagnosi psicologica?

    Una valutazione psicodiagnostica approfondita può essere utile per molte ragioni:

    • Dà senso alle esperienze vissute: dare un nome a ciò che proviamo può essere un sollievo e una chiave di lettura nuova per la nostra storia;
    • Aiuta a scegliere il percorso più utile: una valutazione accurata orienta le scelte terapeutiche, le strategie di aiuto o il coinvolgimento di altri specialisti;
    • Permette di raccontarsi: avere delle parole per descriversi in termini di funzionamento – come meltdown, disregolazione, senso di vuoto, svalutazione… – aiuta tantissimo a spiegare agli altri (e a noi stessi!) cosa ci succede nei momenti difficili;
    • Consente di individuare risorse e punti di forza, non solo le difficoltà;
    • Può essere richiesta in contesti scolastici, lavorativi o medico-legali: in alcuni casi, una diagnosi è necessaria per l’accesso a servizi, agevolazioni o supporti specifici.

    Quali condizioni posso aiutarti a riconoscere e comprendere

    Disturbi dell’umore

    (es. depressione maggiore, disturbo bipolare)
    Sintomi come tristezza persistente, perdita di energia, oscillazioni importanti dell’umore, difficoltà nel provare piacere o motivazione

    Disturbi d'ansia

    (es. ansia generalizzata, fobie, attacchi di panico)
    Preoccupazioni costanti, paura intensa in certe situazioni, sintomi fisici come tachicardia, tensione muscolare, difficoltà a rilassarsi

    Disturbi di personalità

    (es. disturbo borderline, evitante, narcisistico…)
    Schemi di pensiero e comportamento rigidi e pervasivi che creano difficoltà nelle relazioni, nell’identità personale e nella regolazione delle emozioni

    Disturbo ossessivo-compulsivo

    Pensieri ricorrenti, fastidiosi e difficili da controllare, che portano a mettere in atto azioni ripetitive per alleviare l’ansia

    Disturbi del neurosviluppo

    (es. ADHD, autismo)
    Difficoltà nella regolazione dell’attenzione, dell’impulsività, nell’organizzazione, oppure particolarità nella comunicazione, nei comportamenti e negli interessi

    Disturbi specifici dell’apprendimento (DSA)

    (dislessia, disortografia, discalculia, disgrafia)
    Difficoltà persistenti nella lettura, scrittura o calcolo, non spiegate da mancanza di intelligenza o opportunità educativa

    Disturbi alimentari

    (es. anoressia, bulimia, binge eating, ortoressia)
    Rapporto problematico con il cibo e il corpo, restrizioni, abbuffate o comportamenti di compensazione

    Disturbi da stress post-traumatico

    (es. PTSD, disturbo post-traumatico complesso)
    Difficoltà legate all’aver vissuto eventi traumatici, con sintomi come flashback, ipervigilanza, evitamento, alterazioni dell’umore e delle relazioni. Nel caso del PTSD complesso, possono emergere anche problemi di regolazione emotiva, senso di colpa e difficoltà nella gestione delle relazioni interpersonali

    Se non sei sicurə che la tua situazione rientri tra queste, puoi contattarmi senza impegno: valuteremo insieme qual è la strada migliore da seguire.

    Nota: non effettuo valutazioni per disturbi psicotici gravi, disturbi organici o per l’idoneità alla guida/lavoro. Per queste, è necessario rivolgersi ai servizi pubblici o a specialisti dedicati.

    La diagnosi non è la semplice attribuzione di un’etichetta, ma un processo complesso di comprensione della persona nella sua unicità, una mappa che guida la scelta dell’intervento più efficace.

    — Sassaroli, Ruggiero, & Nardone (2014)

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      Una distinzione importante!

      La diagnosi non è solo un “etichetta” ma un processo condiviso. Occhio a questa distinzione:

      L’esito diagnostico è una definizione in termini nosografici, ovvero formulata secondo le categorie riconosciute nei principali manuali diagnostici: ansia, depressione, ADHD…ù

      È una fase preliminare utile per orientare il lavoro clinico, proprio come una diagnosi di lombosciatalgia è utile al Fisioterapista per capire su cosa lavorare!

      Il processo diagnostico è invece un’attività continua e condivisa che restituisce di volta in volta un modello di funzionamentocome funzionano i propri pensieri, emozioni e comportamenti sempre più accurato, al fine di potenziare la consapevolezza e l’autonomia.

      Proprio come in fisioterapia, dove – sessione dopo sessione – si impara a riconoscere segnali, risorse e limiti del proprio corpo.

      Come si svolge la valutazione psicodiagnostica

      Il percorso di psicodiagnosi prevede tipicamente:

      Colloquio clinico approfondito

      Ricostruzione della storia personale, scolastica, lavorativa e familiare, con particolare attenzione ai sintomi attuali e passati.

      Somministrazione di questionari e test standardizzati

      Utilizzo di strumenti validati per valutare i sintomi principali, il funzionamento cognitivo, la presenza di eventuali disturbi associati e l’impatto sulla vita quotidiana.

      Eventuale raccolta di informazioni da persone vicine

      Ad esempio partner, familiari, amici, per integrare la valutazione. Utili anche le pagelle delle scuole elementari e medie!

      Restituzione e condivisione dei risultati

      Incontro di restituzione con spiegazione chiara dei risultati, con eventuale diagnosi formale e proposta di strategie di intervento o coaching.

      La diagnosi può essere integrata con altre valutazioni psicologiche o neuropsicologiche, a seconda dei bisogni specifici.

      La psicodiagnosi come iceberg

      Immagina la tua esperienza come un iceberg:

      • In cima: i sintomi evidenti (ansia, tristezza cronica, difficoltà relazionali, calo di rendimento…)
      • Subito sotto: le categorie diagnostiche, o disturbi (ansia generalizzata, depressione maggiore, disturbo ossessivo-compulsivo…), ovvero l’etichetta che noi professionisti della salute mentale attribuiamo a specifiche configurazioni di sintomi
      • Ancora più in profondità: gli schemi cognitivi, i pattern emotivo-comportamentali, la struttura di personalità (non necessariamente patologica!). Si tratta, in altre parole, del proprio modello di funzionamento 
      • Alla base: la tua storia di vita, l’ambiente che ti circonda, le relazioni significative e i possibili traumi

      Un buon percorso di valutazione diagnostica si assicura di prendere in considerazione tutto il blocco dell’iceberg, e non solo il primo o il secondo livello.

      Tuttavia, è poi nell’eventuale percorso di Psicoterapia che ci occupiamo di approfondire gli strati più profondi, affinando la comprensione del funzionamento e lavorando attivamente per modificare gli schemi maladattivi e rielaborare – se necessario – le esperienze negative del passato.

      psicodiagnostica iceberg

      Cosa succede dopo la diagnosi

      Ricevere una diagnosi non è un punto di arrivo, ma un nuovo inizio.
      Dopo la valutazione, insieme valuteremo quali passi sono più utili per te:

      Iniziare un percorso di Psicoterapia, Sostegno psicologico o Coaching specialistico
      Lavoreremo insieme (o ti indirizzerò a un collega) per ottenere un miglioramento della sintomatologia e un cambiamento concreto che duri nel tempo.
      Valutazione con lo specialista psichiatra
      Se necessario, potrai essere indirizzatə a una visita psichiatrica per valutare l’opportunità di un trattamento farmacologico.
      Affrontare la vita con maggiore consapevolezza
      Anche se deciderai di non continuare subito con un percorso mirato, il momento della restituzione è di per sé terapeutico, perché offre da subito spunti di comprensione e rilettura dei propri vissuti personali.

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